Migliaia di persone negli ultimi giorni combattono contro crampi addominali e nausea. Non è la solita influenza invernale, ma questa volta il virus colpisce dritto allo stomaco.
I bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità sembrano dire che la circolazione dei virus intestinali ha raggiunto il suo picco stagionale. La gastroenterite virale sta portando moltissime persone a una spossatezza e una disidratazione improvvise. Il vero colpevole non è solo il freddo di questi giorni di inizio febbraio. Il virus si nasconde in un gesto che tutti noi ripetiamo migliaia di volte al giorno: toccare lo schermo dello smartphone, la maniglia del bus o il telecomando di casa. Questi oggetti diventano i principali ‘corrieri’ di microrganismi terribili. Norovirus e Rotavirus sopravvivono per giorni sulle superfici dure.
Basta un contatto distratto tra mano e bocca per innescare l’infezione. In poche ore, le cellule dell’intestino tenue subiscono un attacco fortissimo. L’equilibrio si spezza e il corpo espelle liquidi in modo aggressivo. I bambini piccoli sono i più colpiti da questa ondata di febbraio. Le scuole dell’infanzia sono diventate i principali punti del contagio. Pure gli anziani e i soggetti immunodepressi rischiano più degli altri.

Sintomi, segnali di allarme e la verità sulla guarigione: cosa fare davvero contro il virus intestinale di febbraio
Molti chiamano questa condizione “influenza intestinale”. In realtà, il virus influenzale colpisce i polmoni, non lo stomaco. Questa è gastroenterite virale. I sintomi compaiono all’improvviso, spesso tra le 12 e le 48 ore dal contagio: ci si sente bene un momento, quello dopo si è piegati in due. La nausea è quasi sempre il primo segnale. Seguono vomito, diarrea e brividi di freddo. La febbre di solito resta bassa, ma la stanchezza è tanta. Alcuni pazienti riferiscono che il dolore aumenta durante la notte.
Il rischio più grande di questo virus resta la disidratazione. Il corpo perde sali minerali preziosi chiamati elettroliti. Senza questi, il cuore e i reni faticano a lavorare. Bisogna, dunque, osservare bene i segnali d’allarme, soprattutto nei più piccoli. La bocca secca o l’assenza di lacrime nel pianto sono da considerare dei segni importanti di disidratazione.
Ma come risolvere il problema? Ovviamente, a parte andando da un medico che sicuramente saprà prescrivere la giusta cura, un grande impatto può averlo una dieta giusta. Ma la vecchia “alimentazione in bianco” non funziona. La scienza medica oggi suggerisce un approccio più morbido. Se il vomito è costante, bisogna far riposare lo stomaco per un paio d’ore. Poi, introdurre liquidi a piccoli sorsi. Le soluzioni reidratanti orali sono fondamentali. Non basta bere solo acqua naturale. Si possono mangiare riso, patate lesse o banane, seguendo la logica della dieta BRAT. Tuttavia, non bisogna forzare la mano, se non si ha fame. L’importante è reintegrare i sali. Da evitare assolutamente sono invece caffè, alcol e latticini.
La prevenzione resta l’unica arma efficace. Lavare bene le mani per 20 secondi con acqua calda è essenziale, strofinando bene tra le dita e sotto le unghie. Usare disinfettanti a base di cloro per pulire le superfici di casa qualora qualche familiare abbia problemi intestinali è altrettanto importante. Si continua ad essere contagiosi fino a 48 ore dopo la fine dei sintomi per cui conviene rimanere a casa un paio di giorni in più per riprendere completamente le forze e fermare la trasmissione del virus. Questa ondata – come tutte le altre – passerà, ma l’attenzione deve restare alta. La ricerca sta inoltre già lavorando a un vaccino in compresse per il Norovirus.
