Dopo Lucio Corsi, un’altra “scoperta” di Carlo Verdone a Sanremo: stavolta per lui non è la prima volta

Il Festival di Sanremo 2026 ha acceso i riflettori sui cantanti in gara. Molti ricordano la recente intuizione di Carlo Verdone con il talento di Lucio Corsi. Eppure, scavando nel passato, emerge una storia ancora più profonda e cinematografica, quella di Sal Da Vinci.

Tra i grandi nomi in gara all’Ariston, brilla proprio lui. Per molti è l’emblema della canzone napoletana moderna. Per gli amanti del cinema cult, invece, Sal è un pezzo di storia della commedia italiana. Il suo legame con Verdone non è una collaborazione recente, come nel caso di Lucio Corsi. La carriera di Da Vinci come attore ebbe inizio negli anni Ottanta, a Cinecittà. Il cantante di Rossetto e Caffè era poco più che un ragazzino, eppure aveva già un grande talento. Non era un debuttante qualunque, ma un figlio d’arte, cresciuto con l’odore dei teatri e il ritmo della sceneggiata napoletana.

Il padre, Mario Da Vinci, lo aveva iniziato al mondo dello spettacolo quando era giovanissimo. Sal aveva già recitato in pellicole come Figlio mio sono innocente! sotto la regia di Carlo Caiano o in Napoli storia d’amore e di vendetta. Ma la vera svolta nazionale arrivò con un incontro folgorante. Era il 1986 e Carlo Verdone stava preparando uno dei suoi capolavori assoluti: Troppo forte. Il cast era composto dal grande Alberto Sordi nel ruolo dell’avvocato Pigna Corelli, ma anche da Mario Brega. E poi c’era lui, un giovanissimo Sal Da Vinci nel ruolo di Capua. Interpretava lo scugnizzo del gruppo accanto a Oscar Pettinari. Sergio Leone e Rodolfo Sonego avevano scritto il soggetto di un film corale e indimenticabile.

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Sal Da Vinci, in gara al prossimo festival di Sanremo – quartieresandonato.it

Dalla periferia di Cinecittà alla gloria dell’Ariston di Sanremo: la metamorfosi di Sal Da Vinci

Vederlo in gara a Sanremo 2026 fa molto piacere ai suoi fan storici che l’hanno apprezzato tanto come attore quanto come cantante. Infatti se il cinema lo ha battezzato, è la musica che lo ha reso iconico. Dopo l’esperienza con Verdone, Sal ha scelto la sua vera strada, mettendo da parte il set (se non per altri pochi film) e lasciando veramente spazio alla sua voce.

Se si guarda Troppo forte oggi, si nota un dettaglio fondamentale. Il suo personaggio, Capua, non era solo una spalla comica, ma il simbolo di un’Italia che cercava il riscatto attraverso l’arte e l’ingegno. Le scene al bar con Oscar e Sergio sono diventate dei veri e propri meme. Il contrasto tra il dialetto romano di Verdone e quello napoletano di Sal è semplicemente perfetto. L’attore partenopeo portava nel film la freschezza de Il motorino, il suo precedente successo musicale e cinematografico.

Ma perché questa storia è così importante da raccontare? Perché fa capire come Sal Da Vinci non sia un improvvisato finito a Sanremo solo grazie alla viralità social di Rossetto e Caffè. La sua gavetta è passata attraverso palcoscenici e set cinematografici importantissimi. Molti spettatori di Sanremo 2026 vedendolo potrebbero chiedersi da dove venga la sua sicurezza sul palco. La risposta risiede proprio nel fatto che negli anni Ottanta ha imparato dai migliori: Sordi e Verdone. La filmografia giovanile di Sal, insomma, è tutta da riscoprire. Carlo Verdone ha – ancora una volta dopo Lucio Corsi – avuto fiuto prima del tempo per gli artisti “speciali”.

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