Al cinema è uscito il film che dà ragione a Trump e alla sua ossessione per la Groenlandia. La pellicola in questione è Greenland 2: Migration. Si tratta del sequel di Greenland, il disaster-movie del 2020. Se all’epoca l’idea di un bunker segreto tra i ghiacci sembrava un espediente narrativo, le notizie attuali cambiano un po’ la prospettiva. La Casa Bianca ha confermato che l’acquisizione della Groenlandia è un obiettivo di sicurezza nazionale ancora attivo.
Proprio pochi giorni fa, il Segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito un concetto chiaro. L’interesse di Trump non è uno scherzo, ma una necessità strategica. Nel primo Greenland, Gerard Butler interpreta esattamente questo. Il suo personaggio, John Garrity, non cerca un profitto, ma vuole solo salvare sé stesso e la sua famiglia. Così, la terra che Trump immagina come il “52º Stato” americano, nella pellicola è l’unico luogo dove si possa sperare di sopravvivere. Ric Roman Waugh alla regia del secondo capitolo è una garanzia. Per quanto riguarda il cast – oltre al protagonista – Morena Baccarin torna nel ruolo di Allison. Insieme a lei il giovane Roman Griffin Davis che interpreta Nathan, il figlio ormai adolescente della coppia che deve imparare a sopravvivere in un mondo senza futuro. Tra gli attori compaiono nuovi volti come Amber Rose Revah e William Abadie. Interpretano altri sopravvissuti che hanno perso tutto e che non hanno avuto accesso ai bunker.
La trama di Greenland 2: Migration parte cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke raccontata nel primo film. La famiglia Garrity vive in un bunker sotterraneo proprio in Groenlandia. Ma la pace dura poco. Scosse assestanti e tsunami distruggono il rifugio. Ed è così che la profezia di Trump si ribalta: quel territorio è fondamentale forse, ma è anche debole. I protagonisti sono costretti a una migrazione inversa verso l’Europa (che però è congelata e ridotta in macerie).

Il paradosso della Groenlandia: perché il pubblico boccia la “profezia” di Trump?
Nonostante il legame importante con la geopolitica di oggi, i cinema non starebbero apprezzando Greenland 2: Migration. Il botteghino mondiale non sembra ‘esploso’ come durante il primo film della saga. Lionsgate ha distribuito il film investendo circa 90 milioni di dollari. Tuttavia, i numeri di questo inizio 2026 sono fin troppo bassi. Anche negli Stati Uniti il debutto ha raccolto solo 8,5 milioni di dollari, mentre il totale globale fatica a toccare i 24 milioni.
Perché gli spettatori stanno ignorando il film che dà ragione a Trump? Forse la risposta è nel fatto che il cinema quando si avvicina troppo alla realtà non offre più evasione, ma una simulazione fin troppo fedele di quello che potrebbe accadere. Mentre Trump dichiara “non la invaderemo, la compreremo”, il film mostra il costo umano di quelle terre. La critica è divisa, al momento. Molti apprezzano il coraggio di affrontare il tema della migrazione climatica mentre trovano il film troppo cupo.
