Quando il nonno apre la porta di casa e i nipoti varcano la soglia con lo zaino in spalla, spesso quella borsa nasconde più dispositivi elettronici che giocattoli. È una scena che si ripete in migliaia di famiglie italiane, dove i nonni rappresentano una risorsa fondamentale per la gestione quotidiana dei bambini, ma si trovano improvvisamente catapultati in un mondo digitale che faticano a comprendere appieno.
La questione non riguarda semplicemente il dare o non dare il tablet: si tratta di un nodo relazionale complesso che intreccia generazioni diverse, stili educativi contrastanti e una tecnologia che avanza più velocemente delle nostre capacità di regolamentarla.
Perché i nonni cedono più facilmente davanti agli schermi
La dinamica è nota a chiunque abbia vissuto questa situazione: il bambino chiede il tablet, il nonno inizialmente resiste, ma dopo dieci minuti di insistenza cede. Non si tratta di debolezza caratteriale, ma di un meccanismo che affonda le radici nel ruolo stesso dei nonni.
A differenza dei genitori, i nonni non hanno la responsabilità educativa primaria e questo li porta, inconsciamente, a privilegiare l’aspetto affettivo e ludico della relazione. La ricerca in psicologia familiare suggerisce che i nonni tendono naturalmente a essere più permissivi, privilegiando il legame affettivo rispetto all’imposizione di regole.
C’è poi un elemento generazionale da non sottovalutare: molti nonni non sono cresciuti con la tecnologia digitale e faticano a percepirne i rischi reali. Quello che per un genitore rappresenta un’esposizione eccessiva agli schermi, per il nonno può sembrare semplicemente il bambino che gioca tranquillo.
Le conseguenze nascoste del disallineamento educativo
Quando le regole cambiano radicalmente tra casa e casa dei nonni, i bambini non impiegano molto a capirlo. E qui nasce il vero problema: non tanto l’ora in più di schermo, quanto la percezione che le regole siano negoziabili a seconda dell’interlocutore.
Questa incoerenza educativa crea tre effetti dannosi. I bambini imparano a manipolare gli adulti, sfruttando le differenze tra le figure di riferimento. I genitori si sentono delegittimati nel loro ruolo educativo e accumulano frustrazione. I nonni percepiscono critiche al loro operato, sentendosi giudicati e svalutati nel loro contributo.
Il risultato è una spirale di incomprensioni dove nessuno vince davvero, tantomeno il bambino che si trova al centro di messaggi contraddittori.
Strategie concrete per ricucire lo strappo
La soluzione non passa attraverso rigidi ultimatum né attraverso la resa incondizionata. Serve invece costruire un terreno comune che rispetti le esigenze di tutti, nonni compresi.
Creare regole condivise, non imposte
Invece di presentare ai nonni un elenco di divieti, è più efficace coinvolgerli nella creazione delle regole. Un incontro dedicato, possibilmente senza i bambini presenti, dove genitori e nonni discutono insieme limiti ragionevoli. Questo approccio trasforma i nonni da sorvegliati a alleati educativi.

Secondo le raccomandazioni internazionali per la salute infantile, l’esposizione agli schermi per i bambini piccoli dovrebbe essere limitata e supervisionata da adulti, ma queste indicazioni vanno calate nella realtà specifica di ogni famiglia, trovando compromessi sostenibili.
Fornire alternative concrete e facilmente accessibili
Uno degli errori più comuni è dire ai nonni cosa non fare, senza offrire alternative praticabili. Un nonno di settant’anni potrebbe non avere l’energia per portare i nipoti al parco tutti i giorni o inventare sempre nuovi giochi.
Preparare insieme una scatola delle attività specificamente pensata per il tempo con i nonni può fare la differenza: puzzle adatti all’età, album di foto di famiglia da sfogliare insieme, ricettari semplici per cucinare qualcosa, audiolibri da ascoltare. L’importante è che siano attività che il nonno si senta in grado di gestire senza stress.
Riconoscere il valore educativo di alcune tecnologie
Non tutti gli schermi sono uguali. Esistono applicazioni educative di qualità che, se usate con moderazione e possibilmente insieme all’adulto, possono avere un valore formativo. Selezionare insieme ai nonni due o tre app o programmi appropriati può trasformare il tempo davanti allo schermo da parcheggio digitale a momento di apprendimento condiviso.
Il dialogo che fa la differenza
Molte tensioni nascono da conversazioni evitate o affrontate nel momento sbagliato, magari durante uno scambio veloce sulla porta mentre si prende o si lascia il bambino. Dedicare tempo a una comunicazione vera, dove i genitori esprimono le proprie preoccupazioni senza accusare e i nonni possono condividere le loro difficoltà senza sentirsi inadeguati, è fondamentale.
Può essere utile partire dal riconoscimento del contributo dei nonni: sappiamo quanto sia prezioso il vostro aiuto e quanto i bambini amino stare con voi crea un clima completamente diverso rispetto a dovete smetterla di dargli sempre il tablet.
In Italia, i nonni sono caregiver fondamentali per i nipoti, rendendo questa figura ancora più centrale nella crescita dei minori. Trovare un equilibrio sulla gestione della tecnologia non è quindi un capriccio genitoriale, ma una necessità educativa che coinvolge milioni di famiglie.
La sfida degli schermi nella relazione nonni-nipoti richiede pazienza, flessibilità e soprattutto la consapevolezza che non esistono soluzioni perfette. Esiste però la possibilità di costruire insieme un approccio che protegga i bambini senza mortificare chi si prende cura di loro con amore e dedizione.
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