Perché nei selfie facciamo sempre la stessa faccia? C’è una spiegazione psicologica

Perché tendiamo ad assumere sempre la stessa posa quando facciamo un selfie?

L’espressione chiamata comunemente duckface che assumono molte persone quando scattano una foto, è diventata una delle pose più riconoscibili nell’era digitale. Labbra protratte, guance leggermente risucchiate e occhi socchiusi in modo studiato: un gesto semplice che, nel tempo, si è trasformato in una formula quasi automatica. Perché quando scattiamo un selfie tendiamo sempre a replicare la stessa espressione? Questa mimica esisteva prima dell’avvento dei social come una caricatura di una sensualità un po’ esagerata. La copertina dell’album Down on the Farm dei Little Feat nel 1979 mostrava già un volto “a papera” in chiave ironica.

Dopo, nel film Zootropolis, il personaggio interpretato da Ben Stiller rese iconica l’espressione “Blue Steel”, parodia estrema dello sguardo seducente da modello. insomma, molto prima di Instagram avevamo già codificato certe facce. Qualcosa è cambiato però con l’arrivo dei social; la posa non rappresenta solamente ironia o provocazione, ma diventa un linguaggio. Il selfie è un autoritratto immediato, pubblico e replicabile all’infinito. In un contesto come questo, la ripetizione di una stessa espressione funziona come un marchio personale. Ci rassicura una posa se funziona a livello di like e consensi.

La stessa posa nei selfie? Una zona di comfort

C’è un aspetto psicologico fondamentale che domina tutto questo: controllare la propria immagine riduce l’ansia sociale. Quando incliniamo la testa sempre dallo stesso lato o facciamo una smorfia, stiamo scegliendo il volto che conosciamo meglio, quello che riteniamo più sicuro. Non è vanità, ma gestione della nostra identità. Il selfie diventa una micro-performance in cui recitiamo la versione di noi che crediamo più desiderabile e accettabile. Proprio la duckface infatti, modifica i tratti del viso: enfatizza le labbra, tende la pelle delle guance e definisce la linea degli zigomi. Anche se fatta in modo scherzoso, richiama inconsciamente seduzione.

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Perché assumiamo sempre la stessa posa quando scattiamo un selfie?

Attenzione però: non sempre l’obiettivo è apparire sexy: a volte è un modo per essere autoironici. Un altro elemento chiave è l’imitazione: se un influencer o una celebrità adottano una certa posa, quella posa diventa norma implicita. Emularla significa appartenere al gruppo, mentre cambiarla troppo potrebbe significare esporsi al giudizio. C’è anche la questione della memoria visiva: siamo abituati a guardare il nostro volto allo specchio, non come lo vedono realmente gli altri. Trovare la propria posa è come trovare un filtro mentale: una posa che conosciamo è familiare, dunque ci sembra più bella. La domanda da porsi forse è perché cerchiamo così tanto una versione stabile di noi stessi in uno spazio che si evolve continuamente. Il selfie in fondo non è solo un’immagine, ma è un tentativo di controllo in un mondo di sguardi: quella faccia ripetuta è la nostra armatura digitale.

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