La nuova paura che attanaglia gli italiani: 2/3 temono di perderla per sempre

Gli italiani hanno paura di perdere la libertà di parola e di manifestazione: l’inquietante clima che si respira nel nostro paese

Un sondaggio, condotto da LaPolis-Università di Urbino (con Avviso Pubblico) e pubblicato da Repubblica, dice molto del clima che si respira in Italia. In cui le persone sono preoccupate per la loro libertà di manifestare e di protestare. Scendendo un po’ più nel dettaglio, questa paura riguarda oltre l’80% degli italiani intervistati che si rispecchiano nell’ideologia politica di sinistra, scende un po’ tra coloro che sono di centro-sinistra (70%). Più bassa, come ci si aspetterebbe, la percentuale, tra coloro che si identificano invece in una posizione di destra: 50% (ma siamo comunque alti).

Chi, invece, non vuole far entrare la politica in questa risposta, risulta preoccupatissimo: il timore per “la libertà di pensiero e di parola” in Italia schizza al di sopra del 70%, piazzandosi intorno al 73%. Non migliorano le percentuali relative alla paura della “libertà di manifestare e di protestare”: 62%. Un dato che ci stupisce?

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Gli italiani e la paura di manifestare: democrazia traballante

Non proprio: le paure dei cittadini riflettono in generale, ed è ovvio, il clima che si respira nel nostro paese. Dove la polizia è divenuta una sorte di classe, protetta a tutti i costi e senza nessuna eccezione, difesa a spada tratta dal partito che governa il paese, e quindi dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E se è così protetta, sembra in qualche modo legittimata a fare ogni cosa.
La situazione della democrazia italiana riflette, comunque, quella di altre democrazie traballanti. Pensiamo in prima istanza a quella americana, dove i militari dell’ICE hanno provocato la morte di due cittadini a Minneapolis, uccisi a sangue freddo in strada. E dove il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, molto amico di Meloni, si è sentito libero di paragonare Michelle e Barack Obama a due scimmie. Tornando indietro, di fatto, di secoli, in fatto di razzismo.

Il dire ‘non sono d’accordo’ è diventato in qualche modo tacitamente proibito in Italia, ed ecco perché i cittadini sono così spaventati. Ricordiamo, ad esempio, l’attacco dei giorni scorsi del ministro della Giustizia, Claudio Nordio, nei confronti di Aldo Policastro, procuratore generale di Napoli. Il quale avevo osato dire la sua contro la riforma della giustizia, paragonata al piano di rinascita nazionale della loggia P2.
Quel procuratore generale che ha detto che la riforma attua il piano Gelli ha il mio massimo disprezzo. Non gli stringerei la mano“, ha detto il ministro. Parole dure, lapidarie, contro chi, semplicemente, si è detto in disaccordo con lui. E se nemmeno un procuratore generale può sentirsi libero di esprimere la sua senza ricevere in cambio tanto odio, figuriamoci come dovrebbe sentirsi un cittadino qualunque, indifeso e senza cariche.

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