“Ecco perché non compro più il riso Basmati”: il consiglio che faremmo bene a seguire

Attenzione al riso Basmati: il consiglio della creator @lamentapiperita

Alimentazione sana e consapevole, e una spesa sostenibile e non costosa. Una vera e propria impresa cercare di portare avanti questo corollario, quando si va al supermercato ad acquistare cibo da portare in tavola. Indispensabile diventa, quindi, saper leggere le indicazioni sui prodotti che troviamo sugli scaffali, e saperne leggere l’etichetta. Molti alimenti, infatti, anche se si presentano perfetti all’apparenza, nascondono, in verità, insidie che faremo bene a riconoscere prima di inserirle nel carrello della spesa. Un consiglio che riguarda un po’ tutti i cibi, dal pesce surgelato, per acquistare il quale è bene saper sempre riconoscere i marchi e le denominazioni che si trovano sulle confezioni, alla frutta della verdura, che è sempre bene sceglierne di stagione.

Un consiglio molto utile arriva dalla content creator Stefania, dietro al progetto social intitolato @lamentapiperita. Questa creator offre uno spunto molto interessante per quanto riguarda una tipologia di riso sempre presente sugli scaffali del supermercato, vale a dire il riso Basmati. Riso che in tanti acquistiamo, guardando magari all’offerta, al prezzo, al peso. Qualcuno più distratto guarda addirittura solo il colore della confezione, che di più attira l’attenzione del consumatore. Ma, ci fa notare, Stefania, che il riso Basmati contiene dei rischi che faremo meglio ad evitare.

Riso Basmati, il consiglio: perché non lo acquisto più

All’interno di una confezione di riso Basmati potrebbero infatti essere contenute della tracce di arsenico inorganico o residui di pesticidi (come il triciclazolo, vietato nell’UE) a causa delle modalità di coltivazione in paesi come India e Pakistan. Sono questi, infatti, spesso i Paesi da cui questo tipo di riso viene importato.  L’alternativa è semplice, ovvero scegliere riso 100% italiano. Anche qui l’unica azione da compiere è una sola e semplice, ovvero leggere l’etichetta e andare alla ricerca della dicitura ‘paese di coltivazione: Italia’.
Così possiamo assicurarci che quel riso basmati non contiene alcun tipo di pesticida, che potrebbe essere pericoloso per la nostra salute.

Stefania dà, dunque, alcune alternative al riso di importazione estera, elencando le principali tipologie di riso coltivate in Italia. La prima è il riso Superfino (Lunghi A), come il pregiato Carnaroli (il “re” dei risotti). Ma anche l’Arborio, che presenta chicchi grandi che aumentano volume. C’è poi il Baldo e il Roma, ideali per risotti cremosi e mantecati. Seconda tipologia è il riso semifino (Tondi/Medi), come il Vialone Nano (tipico del Veneto, eccellente per risotti), il S. Andrea e il Rosa Marchetti, ottimi per minestre e risotti. La terza è il riso Comune (Tondo), come il Balilla, usato spesso per minestre o dolci. La quarta, il riso Lungo B (Indica): varietà come il Ribe, spesso parboiled, usati per insalate o contorni. Infine, risi aromatici e integrali come il riso Venere (nero aromatico), Ermes (rosso), Nerone e Artemide.

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