Nonna ripete sempre la stesse 3 parole al nipote: solo dopo anni lui scopre la verità scioccante dietro quella frase

Il professor Tony Birch è un noto scrittore e ricercatore senior presso il Moondani Balluk Academic Centre della Victoria University di Melbourne eppure, le sue radici affondano in un passato fatto di povertà e sopravvivenza, così in una recente testimonianza per la serie “Home Truths”, il professore ha aperto il cassetto dei ricordi più intimi riguardanti la sua famiglia e sua nonna. Ecco le tre parole che gli ripeteva spesso e il significato delle stesse.

Tony ha svelato che sua madre dormiva con un mattarello sotto il cuscino. Suo padre, un ex pugile dal passato turbolento, teneva un piede di porco sempre a portata di mano. In quel di Fitzroy, un sobborgo difficile della periferia, la sopravvivenza era la parole chiave. Il padre del protagonista di questa storia viveva secondo una regola brutale: “Colpisci prima di essere colpito”. Era una filosofia di strada apparentemente necessaria. Eppure, in mezzo a tanto degrado, l’uomo ha raccontato che c’era una figura essenziale: sua nonna.

Ogni lunedì sera, Tony si sedeva al tavolo della cucina di sua nonna. Lei preparava la cena e tra un boccone e l’altro, raccontava storie di fantasmi della sua infanzia in Tasmania. Quando il ragazzino – che all’epoca aveva solo 4 anni – le chiedeva se avesse mai avuto paura dei fantasmi, la donna anziana rispondeva con calma. Si sporgeva sul tavolo, gli dava un colpetto affettuoso sul naso e pronunciava sempre la stessa frase. “Non indebolirti mai”. Erano solo tre parole. All’epoca sembravano un incoraggiamento banale, quasi scontato. Tony le ascoltava senza capire veramente il loro peso e vedeva la nonna affrontare la vita con una tenacia che non aveva nulla a che fare con i pugni di suo padre. La sua forza era quella di essere riuscita ad andare avanti nonostante la depressione post-bellica e la povertà più nera.

Il segreto nel rapporto del medico legale: la verità della nonna che cambia ogni cosa

Anni dopo, Tony ha trovato un vecchio fascicolo del medico legale che raccontava qualcosa di sua nonna mai saputa prima: la donna era fuggita dalla Tasmania quando era ancora un’adolescente. Non aveva famiglia e non conosceva l’identità dei suoi genitori. Era una profuga che aveva cercato riparo nello stato di Victoria. Si era sposata due volte e aveva dato alla luce otto figli, lottando contro la fame e la povertà.

Nonna
Tony Birch, il nipote della nonna della storia, durante una recente intervista – quartieresandonato.it

Poi, la sua esistenza era stata anche peggiore, se possibile. Il suo secondo marito si era tolto la vita quando la madre di Tony aveva solo dieci anni. La nonna si era ritrovata vedova, sola e con la responsabilità di una prole numerosa. Ma il dolore non si era fermato lì. La vita le ha tolto altri tre figli. Uno di loro fu assassinato per strada a soli diciotto anni a Fitzroy. Un’altra morì di cancro ancora giovanissima. Il figlio più piccolo, invece, spirò per droghe negli anni ’80. Davanti a queste tragedie, chiunque sarebbe caduto in depressione o avrebbe fatto molto di peggio.

Eppure, lei no. Invece di cedere, ha aperto un ‘esercizio clandestino’ dietro la sua casa in affitto, imparando l’arte dei banchi dei pegni e il commercio di rottami. Così ha trasformato la sua disperazione in un’opportunità. Ogni giorno si ripeteva sempre quelle tre parole: “Non indebolirti mai”. Tony ha capito troppo tardi che quel consiglio non è solo un semplice modo di dire, ma la formula della sopravvivenza. La nonna non ha mai voluto insegnargli la durezza di cuore. Piuttosto ha sempre desiderato trasmettergli la capacità di restare in piedi quando il mondo cerca di buttarti giù.

Nelle sue ultime settimane di vita, Birch è rimasto accanto a lei nel reparto dell’ospedale St. Vincent. La nonna era in punto in morte, ma ha sempre continuato a mandare lo stesso messaggio. Ora che non c’è più il professore ha imparato che la vera forza non viene dai muscoli o dai piedi di porco sotto al letto, ma dalla capacità di vivere il proprio dolore senza farsi distruggere. Non indebolirsi mai.

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