Perlustrano fondali in Egitto, a soli 7 metri trovano lussuosa reliquia di duemila anni fa: mai visto nulla di simile

Nelle acque del Mediterraneo, proprio dove il mitologico Faro di Alessandria illuminava le rotte degli antichi, gli archeologi dello European Institute for Underwater Archaeology (IEASM) hanno setacciato il fondale del porto egiziano e fatto una scoperta sensazionale. Nessuno si sarebbe mai immaginato niente di simile.

A soli sette metri di profondità, giaceva una reliquia del lusso straordinaria. Si tratta di una nave interamente dedicata al piacere e allo sfarzo. Questo relitto risale al I secolo a.C., l’epoca d’oro di Cleopatra e dei grandi intrighi politici tra Egitto e Roma. L’imbarcazione misura 35 metri di lunghezza e 7 di larghezza. Gli esperti hanno subito notato un dettaglio straordinario: al centro della struttura c’è un padiglione lussuoso, una sorta di stanza galleggiante decorata con materiali pregiati e adibita – secondo gli storici a banchetti piuttosto sfarzosi.

La scoperta non è solo un colpo di fortuna archeologico, ma è la prova concreta di quanto scriveva storico greco Strabone. Quest’ultimo visitò l’Egitto tra il 29 e il 25 a.C. e descrisse questo tipo di imbarcazioni come “palazzi d’acqua” utilizzati per escursioni brevi e festini ‘particolari’. Insomma, il relitto potrebbe essere una sorta di antenato delle moderne ‘navi da crociera‘. Fino ad oggi, si erano viste queste navi solo nei mosaici romani o nelle antiche descrizioni letterarie, ma nessun esemplare era mai sopravvissuto al tempo. Ora invece cambia tutto.

Il segreto dei 20 rematori e la vita a bordo della nave del piacere nei fondali in Egitto

La struttura della nave rivela dettagli tecnici affascinanti sulla vita dei nobili alessandrini. Gli archeologi hanno analizzato la prua piatta dell’imbarcazione. Questa caratteristica suggerisce una navigazione specifica per le acque basse e costiere. Non si tratta di una nave fatta per sfidare le tempeste dell’oceano aperto, ma di un gioiello tecnologico progettato per essere trainato da almeno 20 rematori.

In ogni caso resta il fatto che si tratta di una scena di più di 2000 anni fa e quindi anche solo per questo, sensazionale. Grazie all’archeologia subacquea sarà dunque possibile vedere da vicino quei legni che hanno resistito così tanto allo scorrere del tempo – soprattutto considerando la bassissima profondità del fondale. Solo sette metri d’acqua separavano questo tesoro dallo sguardo del mondo moderno.

 

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Il team guidato da Franck Goddio ha lavorato con grande cura per mappare ogni centimetro del relitto. La conservazione del legno in un ambiente così dinamico è un piccolo miracolo della natura. I sedimenti del Nilo hanno probabilmente protetto lo scafo dall’erosione batterica per secoli. Oggi, questa scoperta apre nuove domande sulla flotta privata dei Tolomei. Quante altre “ville galleggianti” ci sono ancora sotto il fango di Alessandria?  Il ritrovamento di questa nave non è solo un evento per accademici, ma un invito a riflettere su quanto il passato sia più vicino che mai, sepolto appena sotto il pelo dell’acqua.

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