Rinunce a tavola nel periodo di Quaresima? perché non è l’approccio più giusto se davvero ci credi.
Si è aperto ieri il cammino dei 40 giorni di Quaresima, un tempo che per molti è diventato quasi una sfida fatta di rinunce temporanee e buoni propositi a tempo determinato. C’è chi decide di eliminare i dolci, chi invece dice addio all’alcol e chi promette di ridurre i carboidrati. Trasformare la Quaresima in un semplice programma detox rischia però di svuotarla da quello che è il suo significato più profondo. Emblematico il ritornello di una vecchia canzone del 1953: “Il Mercoledì delle Ceneri è tutto finito…”. Il testo invita a brindare alla gioia del momento e a non avere rimpianti per quello che ci diverte.
Si tratta dell’elogio dell’eccesso, dell’alcol e del consumismo senza freni. Proprio quel giorno però segna la fine del Carnevale e potrebbe rappresentare un nuovo inizio. Non è la chiusura di una festa, ma l’apertura di un tempo più autentico. Tra qualche settimana i cristiani celebreranno la Pasqua, il cuore della fede cristiana. Non si tratta di una ricorrenza qualsiasi, ma dell’annuncio della vita che rinasce, della speranza che supera il fallimento e della luce che attraversa il buio. Il Martedì Grasso appare effimero in confronto.
Quaresima pre-Pasqua: il vero percorso da affrontare senza rinunce
Nei 40 giorni che precedono la Pasqua, limitare il consumo di carne, alcol o dolci può avere un valore simbolico e salutare. Ridurre tutto alla bilancia vuol dire però allontanarsi dall’essenziale. Essere più magri non equivale a essere più felici: la cosa riguarda la dimensione della propria vita. Sempre più comunità cristiane insistono su un approccio molto più consapevole: la Quaresima viene proposta come un tempo di purificazione integrale di corpo, anima e spirito. Non si tratta di togliere qualcosa, ma di fare spazio. Bisogna interrogarsi sulle proprie abitudini e verificare se ciò che riempie le nostre giornate conta davvero.

Il cuore di questo tempo è una domanda semplice e disarmante: siamo sulla strada giusta? Il pentimento dunque non punta il dito, ma invita a riflettere. Se entro Pasqua riusciremo a rispondere a quella domanda, i 40 giorni assumeranno un significato reale. Ogni cambiamento personale, anche piccolo, contribuisce a rendere il mondo un luogo più pacifico e umano. La Quaresima dunque, non è una moda e nemmeno una punizione stando a uno dei luoghi comuni più diffusi: è un invito all’essere profondi in un’epoca alquanto superficiale. Una speranza nel rumore e la possibilità di scegliere con consapevolezza che tipo di persona vogliamo essere. Questo più di qualsiasi altra rinuncia alimentare, può davvero cambiarci la vita.
