Il messaggio di Claudio Bisio per il regista Carlo Arturo Sigon: “Ciao amico mio”.
Un lutto è sempre uno strappo improvviso nel tessuto delle nostre abitudini. Si tratta del momento in cui le parole si fanno leggere e pesanti insieme, e sono capaci di dire tutto e niente. Quelle scritte da Claudio Bisio su Instagram per salutare l’amico e regista Carlo Arturo Sigon hanno la semplicità disarmante delle cose vere. Niente retorica o enfasi, ma solo la misura di un’amicizia e la consapevolezza di un tratto di strada condiviso.
Quel “pezzettino di strada” è un’espressione che racconta molto più di una collaborazione professionale: è l’idea di un cammino comune, fatto di set, discussioni, intuizioni creative, risate e forse anche qualche scontro. Il cinema, del resto, è un lavoro collettivo, ma certe intese non sono solo tecniche: diventano umane. Nel lutto quel che emerge non è tanto il curriculum, ma la qualità del tempo vissuto insieme.
Carlo Arturo Sigon se ne è andato: il ricordo di Claudio Bisio
Sigon, nato a Monza nel 1964, ha attraversato la pubblicità europea lavorando con nomi importanti e firmato cortometraggi premiati come Ketchup, riconosciuto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Torino Film Festival. Per molti spettatori il suo nome era legato soprattutto a La cura del gorilla, il suo primo lungometraggio, uscito nel 2006, tratto dal romanzo di Sandrone Dazieri. Il film, spesso ricordato come Gotilla (dal soprannome del protagonista), rappresentava un tentativo coraggioso di mescolare noir, umorismo nero, giallo e sensibilità contemporanea. Al centro c’è Sandrone, detto Il Gorilla, interpretato da Bisio: un investigatore privato afflitto da una forma di sdoppiamento di personalità, diviso tra una parte bonaria e una fredda e violenta.
Il toccante messaggio di Claudio Bisio sui social
Una figura fragile, ma potentissima che è uscita dai confini della comicità televisiva per esplorare zone più oscure. Per Bisio oggi sembra quasi una metafora. Il lutto stesso è uno sdoppiamento: una parte di noi resta nel presente, l’altra cerca di andare avanti. Colpisce tutto del messaggio: dal saluto dell’attore all’ultima riga del messaggio. L’abbraccio alla famiglia del regista è lo sguardo a chi resta: un gesto che riconduce a una dimensione concreta e affettiva tra cinema e premi. Il senso più profondo di queste parole non è solo celebrare una carriera, ma custodire un legame. Dire grazie per un tratto di strada condiviso e riconoscere che è stato piacevole e profondo. La memoria diventa racconto: bisogna continuare a camminare anche quando uno dei compagni di viaggio si è fermato.