Niente manager e stipendi: ecco i lavori (inimmaginabili) da scegliere in questo 2026.
Qual è davvero il mestiere che rende felici e da considerare da questo momento in poi? Non è quello che paga di più, nemmeno quello che garantisce fama o potere. A sorpresa, una recente ricerca ha ribaltato molti luoghi comuni sul successo professionale, dimostrando come prestigio e stipendio contino molto meno rispetto a quanto si pensi quando si parla di soddisfazione personale. L’indagine ha coinvolto circa 59.000 lavoratori in Estonia, distribuiti in 263 professioni differenti. A chi ha partecipato è stato chiesto di fornire delle informazioni dettagliate sul proprio impiego, il reddito percepito, alcuni tratti della personalità e sul livello di soddisfazione sia rispetto alla vita in generale, sia rispetto al lavoro nello specifico.
I risultati pubblicati su PsyArXiv Preprints (non ancora sottoposti a revisione paritaria), espongono uno spaccato interessante su cosa renda davvero appagante una carriera. Se si parla di soddisfazione complessiva nella vita, al primo posto si collocano i professionisti religiosi. Dopo troviamo figure meno celebrate: lattonieri e lavoratori autonomi. Nelle prime dieci posizioni ci sono anche: psicologi, operatori sanitari e massaggiatori. Sono mestieri molto diversi tra loro, ma accomunati da un elemento fondamentale: svolgono un’attività significativa.
I lavori da scegliere nel 2026: cosa c’è in fondo alla classifica
Ai piedi della classifica troviamo addetti alla sicurezza, portalettere e operatori nelle ricerche di mercato. Anche camerieri, macellai e istruttori di scuola guida riportano livelli di soddisfazione più bassi rispetto alla media. La graduatoria cambia se si analizza esclusivamente la soddisfazione legata al lavoro: i dentisti sono i più contenti della propria attività, seguiti poi da ostetriche e parrucchieri. Tra i mestieri che forniscono maggiore appagamento anche gli scrittori, gli sviluppatori di software, i professionisti religiosi e gli operatori sanitari. Sempre secondo gli studiosi, il prestigio associato a una professione influisce marginalmente sul benessere percepito.

Anche la retribuzione non rappresenta il fattore decisivo: quello che fa la differenza è soprattutto il livello di stress e la sensazione di svolgere un lavoro coerente con i propri valori e capace di dare un senso di realizzazione personale. Sono anche più soddisfatti i lavoratori indipendenti, poiché non subiscono la pressione di un capo o responsabilità dirigenziali presenti in grandi aziende. Sempre gli studiosi però, invitano alla prudenza: alcuni risultati potrebbero essere influenzati dal contesto culturale estone e non essere estendibili ad altri paesi. In ogni caso, il messaggio è chiaro: solo carriera e denaro potrebbe non bastare per sentirsi davvero soddisfatti. L’importante è trovare un equilibrio tra responsabilità, significato personale e qualità della vita.
