Perché siamo più tristi e annoiati a gennaio? Non c’entra solo il meteo secondo la psicologia

Calo di dopamina dopo le feste e non solo: perché il mese di gennaio sembra non finire mai secondo la psicologia.

Come ogni mese dell’anno, gennaio arriva puntuale e preciso senza alcun guizzo a sorprenderci: lungo, lenti e difficile da superare. Giornate che sembrano non finire mai, zero entusiasmo e niente motivazione, anche per affrontare le attività giornaliere più semplici e necessarie. Non è solamente una sensazione collettiva o pigrizia stagionale: ormoni e psicologia lo definiscono January Blues, fenomeno che colpisce moltissime persone di diverse età e con stili di vita differenti. Dietro questa malinconia diffusa, si cela una combinazione di fattori biologici, emotivi e percettivi che influenzano il modo in cui affrontiamo la vita e le emozioni dopo le feste.

Gennaio appare interminabile per la dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere e al piacere dopo l’attesa. Durante le feste natalizie, il cervello riceve molti stimoli positivi per via di cibo buono famiglia, vacanze e regali. Una pausa dallo stress della quotidianità che ci riempie gran parte dei mesi dell’anno. Tutto questo permette alla dopamina di mantenersi su vette altissime, creando una vera e propria serie di “riferimenti emotivi”. Con la fine delle feste, tali stimoli scompaiono quasi di colpo. Si torna alla vita di tutti i giorni e non ci sono all’orizzonte eventi simili al Natale da attendere e condividere a stretto giro. Il cervello è dunque meno stimolato e percepisce il tempo come più lento e monotono. Nessuna novità, giornate simili che dilatano una sensazione di apatia incontrollabile.

Gennaio lungo e noioso: il mini-lutto dopo le feste

Il primo mese dell’anno a livello psicologico coincide spesso con una sorta di mini-lutto post-feste. Contesti più isolati, meno appuntamenti con amici o famiglia innescano secondo lo psicologo Saverio Tomasella una vera e propria mancanza di relazione. Il cervello registra un vuoto improvviso e fatica ad adattarsi. Tale cambiamento influisce sulla serotonina, l’ormone della felicità. L’umore ne risente quando le occasioni di socializzare diminuiscono, la noia aumenta e la tristezza prende spesso il sopravvento per giornate che sembrano più pesanti anche senza motivi precisi. C’è poi la ridotta esposizione solare da non sottovalutare: questo abbassa l’energia generale e contribuisce a generare una sensazione di “letargo”.

gennaio
La noia che ci assale a gennaio

A gennaio la luce naturale è presente davvero poche ore al giorno: tale dettaglio ha un peso notevole per quanto riguarda la melatonina, l’ormone che regola il sonno. Il buio prolungato stimola maggiore produzione di melatonina, favorendo così sonno e senso di affaticamento perenne. Il ricercatore Zhenguang Cai ha osservato come la noia e la mancanza di stimoli dopo una pausa prolungata cambino il modo che il cervello ha di scandire le ore. A differenza di dicembre o luglio, gennaio non anticipa eventi rilevanti a livello di ricorrenze o eventi particolari: questo lo rende ancora più stativo dal punto di vista emotivo e simbolico. Se sentite tutto questo, non allarmatevi: non è debolezza personale, ma una risposta naturale del cervello a cambiamenti improvvisi di ritmo.

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