Stasera in tv Zamora con Neri Marcorè: candidato ai David di Donatello, è il film italiano che parla di noi anche oggi

In sintesi

  • 🎬 Zamora
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • ⚽ Un film ambientato nella Milano degli anni ’60 che racconta, tra nostalgia e ironia, la storia di Walter Vismara, un contabile di provincia costretto a fingersi portiere di calcio in un ambiente lavorativo competitivo e ostile. Il film, diretto da Neri Marcorè e tratto dal romanzo di Roberto Perrone, esplora temi come identità, pressione sociale e riscatto personale, usando il calcio come metafora della vita e delle dinamiche di gruppo.

Zamora, Neri Marcorè, Alberto Paradossi e la Milano degli anni ’60 dominano la prima serata di oggi, mercoledì 14 gennaio 2026, con un film che unisce identità italiana, memoria sportiva e uno sguardo sorprendentemente moderno sulle dinamiche del lavoro. Su Rai 1 alle 21.30 arriva Zamora, adattamento del romanzo di Roberto Perrone e debutto alla regia per Marcorè, che porta sul piccolo schermo un racconto nostalgico e a tratti crudamente attuale.

Zamora su Rai 1: perché è il titolo più interessante della serata

Tra le proposte TV del mercoledì, Zamora spicca perché unisce cinema d’autore, atmosfere vintage e un cast che sa muoversi con finezza tra commedia e dramma. Ambientato nella Milano in pieno boom economico, il film segue il viaggio personale e professionale di Walter Vismara, un contabile di provincia che improvvisamente si trova catapultato in un mondo aziendale moderno, competitivo e ossessionato dal calcio—o dal “folber”, come ama chiamarlo il Cavalier Tosetto interpretato da Giovanni Storti.

Parliamo di un’Italia che sta correndo verso il futuro, ma che nei suoi uffici conserva ancora dinamiche arcaiche: bullismo, gerarchie ferree, competizioni inutili mascherate da spirito di squadra. Proprio qui Zamora mostra la sua forza. Walter, che detesta lo sport e a maggior ragione il calcio, si trova costretto a fingersi portiere per non perdere la faccia. E quel soprannome dato per scherno, “Zamora”, evoca uno dei portieri più iconici della storia: Ricardo Zamora, figura quasi mitologica degli anni ’30, un riferimento che i veri nerd di calcio coglieranno al volo.

Marcorè costruisce una storia che diverte ma allo stesso tempo graffia, con un ritmo che dialoga con la tradizione del cinema italiano più umano e sociale. E il risultato è un film che sa parlare di noi, anche oggi, anche fuori dal campo da calcio.

Le ragioni per cui vale la pena guardare Zamora stasera

L’adattamento del romanzo di Perrone è rispettoso ma non pedissequo: Marcorè sceglie di dare spazio alla psicologia dei personaggi, alla timidezza di Walter, alla pressione silenziosa che lo schiaccia. Il tutto filtrato da un’estetica anni ’60 raffinata, con una Milano ricostruita come luogo di sogni e ansie, di nuove opportunità e nuove schiavitù. La fotografia di Duccio Cimatti, che sarà anche protagonista al Sudestival 2026, regala una luce quasi nostalgica, capace di farci sentire il sapore di un’Italia che stava cambiando pelle.

Curioso come un film così legato al mondo del calcio riesca a conquistare anche chi il pallone lo guarda poco. Il gioco diventa metafora: è il simbolo del gruppo che ti ingloba e ti giudica, del capo che impone la sua visione, del collega che bullizza mascherandosi da motivatore. Walter lotta con tutto questo fingendo di essere qualcosa che non è. In fondo, chi non si è mai sentito così almeno una volta?

  • La performance di Alberto Paradossi è una delle più calibrate del cinema italiano recente: fragile senza essere sciocco, introverso ma non caricaturale.
  • Giovanni Storti regala una delle sue prove più particolari, lontana dalle atmosfere slapstick dei film con Aldo e Giacomo, ma comunque vibrante di un’ironia pungente.

Zamora non nasce per essere un blockbuster, e infatti il suo passaggio nelle sale nel 2023 fu discreto ma non travolgente. A far rumore, invece, sono state le candidature ai Nastri d’Argento e ai David di Donatello, che hanno certificato la bontà dell’operazione: un debutto registico che trova una voce precisa e che si permette di raccontare l’Italia senza moralismi ma con tanta cura.

Un piccolo cult del nostro cinema recente

Chi ama i film ambientati in epoche precise troverà in Zamora un gioiello di ricostruzione scenica. Chi ama il calcio riconoscerà l’omaggio al mito del portiere spagnolo. Chi ama le storie di crescita scoprirà una parabola delicata, che sa parlare di paure e di riscatto. E chi segue Neri Marcorè resterà colpito dal suo salto dietro la macchina da presa, un passo che sembrava nell’aria da anni e che qui trova una forma compiuta, solida, affettuosa.

Interessante anche il suo modo di prendere un romanzo scritto vent’anni fa e aggiornarne la forza simbolica: il trasferimento dalla provincia alla grande città, la pressione del gruppo, la difficoltà di trovare la propria identità in un contesto che ti vuole diverso da ciò che sei. Temi anni ’60? In parte sì, ma perfettamente attuali nel 2026.

Se vi piacciono film come “Il posto” di Ermanno Olmi o “La ragazza del mondo” di Marco Danieli, amerete la sensibilità di Zamora.

Se siete nerd del calcio, apprezzerete i riferimenti storici e la sottile ironia che attraversa tutto il film.

Tra nostalgia, risate amare e un protagonista che conquista subito, Zamora è il titolo ideale per una serata di metà settimana: una storia italiana, profondamente umana, che usa il calcio non per parlare di sport, ma per raccontare ciò che accade quando la vita ci costringe a indossare guanti più grandi delle nostre mani. E molto spesso, è proprio lì che scopriamo chi siamo davvero.

Ti sei mai sentito come Walter, costretto a fingere di essere qualcun altro?
Sì in ufficio ogni giorno
Sì con i colleghi sportivi
Sì da neoassunto in città
No sono sempre me stesso
Preferisco non rispondere

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